Il ritorno di Marta Nardi al S. Giustino

Aveva indossato i colori biancazzurri del San Giustino Volley tre anni fa (2016/’17), contribuendo alla salvezza della squadra nel campionato di Serie D, ottenuta ai play-out al termine di una stagione tutt’altro che facile. Adesso, l’opposto Marta Nardi torna come pedina dell’organico di Serie B1. Venti anni compiuti ancora da poco (è infatti nata a Città di Castello l’8 aprile 1999) e 178 centimetri di altezza, anche Marta è “figlia d’arte”: suo padre, Claudio, è stato per anni una delle “bandiere” di quella pallavolo tifernate che ha conosciuto per la prima volta la Serie A e dall’estate del 2015 è secondo allenatore della formazione maggiore del San Giustino. Ancora giovanissima, a 9 anni, Marta Nardi ha iniziato a praticare l’attività rimanendo per un paio di stagioni con la Star Volley per poi passare alla Pallavolo Città di Castello: trafila fra le giovanili ed esordio a 14 anni in Serie C, campionato nel quale ha giocato anche le ultime due annate dopo la già ricordata parentesi di San Giustino, nella quale ha avuto il padre per allenatore. Dotata di un ottimo colpo, può garantire il suo apporto da posto 2: “Questa nuova chiamata da parte del San Giustino è sicuramente emozionante – ha commentato la Nardi – e il solo far parte del roster è motivo di indubbia gratificazione. Spero di ritagliarmi un mio spazio e farò tutto il possibile: la diagonale costruita con Giorgia Vingaretti e Caterina Errichiello è di livello molto elevato e ciò significa che avrò la possibilità di crescere. Grinta e carattere sono requisiti che non mi mancano: dico solo che non vedo davvero l’ora di cominciare”. Coach Francesco Brighigna in panchina e di nuovo Aurora Fiorini, Giada Cesari e Francesca Mancini come compagne di squadre: è arrivata insomma la “colonia forte” del Città di Castello di Serie C. “Sì, Brighigna conosce oramai a memoria anche me e la conferma di questo blocco di giocatrici è stata a mio avviso una mossa opportuna”. Cosa ne pensi del fatto che ritroverai tuo padre nelle vesti di allenatore, seppure come secondo? “Non so dirti chi sia più “spaventato” – risponde sorridendo – perché fra di noi vi sono spesso scambi di opinione, anche piuttosto vivaci, sul piano tecnico, però perseguiamo entrambi lo stesso obiettivo e quindi alla fine un punto d’incontro lo troviamo sempre”.

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